Lo sciopero infatti è stato indetto contro la cessione degli impianti trasmittenti di Rai Way; contro la chiusura delle Riprese Esterne; contro la chiusura di Rai International, Rai corporation, Rai Med e gli uffici di corrispondenza; contro la rinuncia alle trasmissioni calcistiche, che impoverisce ulteriormente il palinsesto e la capacità di attrarre la pubblicità; contro la volontà di ridurre le capacità editoriali e produttive delle sedi Trieste, Bolzano, Aosta, Trento e Palermo; contro la volontà di non rinnovare il contratto nazionale di lavoro.
«Certo, più Rai significa anche più qualità, più pluralismo e meno condizionamento della politica e dei partiti. Che tradotto significa fare subito una riforma del governo della Rai per garantire ai vertici capacità decisionale e, soprattutto, autonomia decisionale. L’esatto contrario – continua Merlo – di chi vuole commissariare l’azienda. Un disegno politico da sventare, pericoloso e distruttivo per la Rai. Ma un disegno pericoloso perchè politicamente trasversale. E il commissariamento dell’azienda, patrocinato da molti, non sarebbe che l’anticamera della privatizzazione prima e della liquidazione poi del servizio pubblico».
Matteo Bayre è un esperto di nuovi media e tv digitale, freelance Front Web Developer, SEO Specialist e Web Content Editor. Blogger per passione. Ha una laurea specialistica in Scienze della Comunicazione.
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